La seduta è aperta...
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Re: La seduta è aperta...
Ardenah ha scritto:Daleo... hai fatto malafiura con la Prof
nooo ma quale malafiura:
sono andato a chiederle il programma per fare l'esame con lei
ed è geeeentilissima, però già per come parlava (immaginati uno spanò che parla come scrive su questo topic) mi stavano venendo dei seri ripensamenti sulla questione... e devo dare 30 crediti di filosofiaaaaaaaaaaaargh
detto questo sembrava molto interessante, e sono contento, ma io mi volevo laureare/specializzare!!!
non allargare i miei orizzonti di gloria
il vostro fedele Segretario a cinque stelle
Francesco Ciccio [...] Daleo D'Amaro
detto anche dostoevskij il licantropo
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Henne Fa[ld]o- Segretario

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Re: La seduta è aperta...
Credo di aver capito di quale prof si tratta. Purtroppo il gergo filosofico rischia spesso di costituire una barriera insormontabile per i non addetti ai lavori (anzi, perfino per i filosofi stessi; giuro che da un dipartimento all'altro fanno fatica a capirsi, ed hanno le stanze accanto nel medesimo pianoFaldo Daleo ha scritto: [...] ed è geeeentilissima, però già per come parlava [...] mi stavano venendo dei seri ripensamenti sulla questione...
). Forse, sapendo di avere a che fare con uno studente di un altro corso di laurea, è stata perfino meno incomprensibile del solito
o quantomeno questo era il suo intento. Comunque sono a completa disposizione del Segretario per una consulenza filosofica «Quando un uomo è confuso o nevrotico, quando si comporta in modo infantile, si dice che forse è affetto da turbe psichiche, ma non lo sappiamo. Forse sta decidendo razionalmente che il suo modo normale di prendere decisioni non è adeguato alla situazione [...] Forse a volte quello che definiamo comportamento caratterizzato da turbe psichiche è del tutto razionale»
Marvin Minsky, MIT Artificial Intelligent Project
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Re: La seduta è aperta...
L’idea del conflitto come principio della realtà, come forza positiva e motore delle cose, risale alle origini del pensiero filosofico. Secondo Eraclito il contrasto è giustizia e tutto accade secondo contrasto e necessità. Si tratta, cioè, di uno scambio dei contrari, secondo equità e giustizia, da cui deriva che, pur trasformandosi incessantemente, tutto è uno e la giustizia degli eventi si palesa come conflitto (pólemos) universale.Eraclito ha scritto:Pólemos è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi.
Probabilmente questa è l'idea fondamentale che presiede a questa sezione del forum. Ma veramente da polemòs accade secondo giustizia ed equità? O piuttosto la violenza, anche solo verbale, inquina qualsiasi manifestazione umana (dagli Europei di calcio alla politica internazionale)?
«Quando un uomo è confuso o nevrotico, quando si comporta in modo infantile, si dice che forse è affetto da turbe psichiche, ma non lo sappiamo. Forse sta decidendo razionalmente che il suo modo normale di prendere decisioni non è adeguato alla situazione [...] Forse a volte quello che definiamo comportamento caratterizzato da turbe psichiche è del tutto razionale»
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Re: La seduta è aperta...
l'etica della guerra ha dei sostenitori insospettabili.
Fino alla prima metà del secolo scorso la maggior parte degli intellettuali si rifacevano a essa. La polemologia era una delle branche fondamentali dello studio dell'uomo e della società.
E estendendo il significanto di guerra a scontro, conflitto, lotta ci si rende conto che l'etica della pace ha difficoltà ancora oggi a innestarsi nella mentalità collettiva.
Perciò per esempio persino i marxisti (internazionalisti e votati alla fratellanza tra gli uomini, nonché al concetto di comunità caro a molti pensatori), vedono nella lotta, nella dialettica, un processo costruttivo, un momento di sviluppo. La lotta di classe come passaggio a uno stadio successivo della storia dell'umanità: senza scontro non c'è progresso!
Senza considerare certi esportatori di democrazia, pace e sviluppo...
Però... lo scontro/incontro di idee può essere davvero un atto di crescita. Io adoro discutere su un argomento che mi preme. Mi sento sempre più arricchito dopo una conversazione in cui dovevo ascoltare o difendere una posizione.
Ma discutere animosamente per partito preso (bahariuota?) o per spirito di contraddizione (tabbariato?) a chi sieibbi?! A fare abbili
Tranne se si tratta di discussioni di tre giorni di seguito sul bidone d'aqua da portare in viaggio (ma certo che è meglio portare bottiglie se si deve camminare!)... quello si che arricchiscono.

Fino alla prima metà del secolo scorso la maggior parte degli intellettuali si rifacevano a essa. La polemologia era una delle branche fondamentali dello studio dell'uomo e della società.
E estendendo il significanto di guerra a scontro, conflitto, lotta ci si rende conto che l'etica della pace ha difficoltà ancora oggi a innestarsi nella mentalità collettiva.
Perciò per esempio persino i marxisti (internazionalisti e votati alla fratellanza tra gli uomini, nonché al concetto di comunità caro a molti pensatori), vedono nella lotta, nella dialettica, un processo costruttivo, un momento di sviluppo. La lotta di classe come passaggio a uno stadio successivo della storia dell'umanità: senza scontro non c'è progresso!
Senza considerare certi esportatori di democrazia, pace e sviluppo...
Però... lo scontro/incontro di idee può essere davvero un atto di crescita. Io adoro discutere su un argomento che mi preme. Mi sento sempre più arricchito dopo una conversazione in cui dovevo ascoltare o difendere una posizione.
Ma discutere animosamente per partito preso (bahariuota?) o per spirito di contraddizione (tabbariato?) a chi sieibbi?! A fare abbili
Tranne se si tratta di discussioni di tre giorni di seguito sul bidone d'aqua da portare in viaggio (ma certo che è meglio portare bottiglie se si deve camminare!)... quello si che arricchiscono.

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Re: La seduta è aperta...
in vino veritas?

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Storia controvertista ed erudita dei Cinefili autonomi di S. Bagherdaccia
Paese senza territorio, confini e governo, la Repubblica del CAG8 esiste ovunque vi siano almeno 5 dei suoi membri [tranne quando sono tutti Tomaselli altrimenti quando sono tutti a casa sarebbe sempre cagotto...];
è dunque un paese al di fuori dello spazio. Ma è anche un paese in cui nessuna particolarità viene ammessa: vi si partecipa in quanto esseri sociali e ragionevoli, e si lascia fuori tutto ciò che divide gli individui contrapposti gli uni agli altri: le appartenenze familiari, sociali, etniche, politiche e confessionali.
In tal senso è anche un paese al di fuori del tempo, una sorta di Chiesa universale, invisibile e laicizzata, i cui membri sono ritenuti al servizio della sola convivialità: come dire che la Repubblica del CAG8 è un utopia, ma un'utopia vissuta e concepita dai suoi membri come una comunità reale, e alle cui regole bisogna conformarsi se si vuol essere riconosciuti dagli altri e continuare a farne parte.
Per gli storici [o aspiranti tali
] l'appartenenza a questa Repubblica comporta l'obbligo di adottare il punto di vista della verità, che per tutti è lo stesso: ossia quello dell'universale. Inutile sottolineare quanto questa esigenza di obiettività sia irrealistica se presa alla lettera, non fosse altro perché tratta lo storico come se lui stesso fosse al di fuori della storia. Per quanto irrealista, questo in pratica significa, se la verità lo richiede, saper agire se necessario anche contro il proprio paese [Bagheria di merda!], la propria confessione [Ateismo di merda!] o l'istituzione cui si appartiene [Università di merda!].
Aspetta aspetta. E l'appartenenza a questa Repubblica cosa comporta per i filosofi, gli architetti, gli enologi, i teologi, gli informatici, i tecnici termoidraulici, i naturalisti, i gestionali, i medici, gli antichisti, i giuristi, le scienziate della politica, ... ?
?
Unn'è ca ha iessiri l'unica fissa!
è dunque un paese al di fuori dello spazio. Ma è anche un paese in cui nessuna particolarità viene ammessa: vi si partecipa in quanto esseri sociali e ragionevoli, e si lascia fuori tutto ciò che divide gli individui contrapposti gli uni agli altri: le appartenenze familiari, sociali, etniche, politiche e confessionali.
In tal senso è anche un paese al di fuori del tempo, una sorta di Chiesa universale, invisibile e laicizzata, i cui membri sono ritenuti al servizio della sola convivialità: come dire che la Repubblica del CAG8 è un utopia, ma un'utopia vissuta e concepita dai suoi membri come una comunità reale, e alle cui regole bisogna conformarsi se si vuol essere riconosciuti dagli altri e continuare a farne parte.
Per gli storici [o aspiranti tali
Aspetta aspetta. E l'appartenenza a questa Repubblica cosa comporta per i filosofi, gli architetti, gli enologi, i teologi, gli informatici, i tecnici termoidraulici, i naturalisti, i gestionali, i medici, gli antichisti, i giuristi, le scienziate della politica, ... ?
Unn'è ca ha iessiri l'unica fissa!
PS: non riesco a non pensare a questi esercizi di stile (in omaggio a Raymond Queneau) quando leggo cose così mentre studio
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Francesco Ciccio [...] Daleo D'Amaro
detto anche dostoevskij il licantropoUltima modifica di Henne Fa[ld]o il Mar 08 Lug 2008, 22:01, modificato 3 volte (Ragione : inutile sottolineatua;-))

Henne Fa[ld]o- Segretario

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Cinema e teologia
Inserisco qui un articolo di Paolo Rodari, vaticanista de Il Riformista, che può interessare i cagottini, specialmente in previsione della serata teologica.
Parte il nuovo cinema vaticanoC’è un cinema che in Vaticano non piace. È quello che, come ha detto a Tv Sorrisi e Canzoni il responsabile dei media del vicariato di Roma, don Marco Fibbi, propone contenuti «che vanno a ledere il sentimento religioso»: vedi l’ultimo lavoro di Ron Howard tratto dal romanzo di Dan Brown Angeli e demoni, lavoro in fase di realizzazione in questi giorni a Roma e al quale il vicariato non ha concesso il permesso di girare alcune scene all’interno di due chiese della capitale, Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Vittoria.
E c’è un cinema, invece, che piace perché, nei contenuti, propone altro. Dicono qualcosa Dieu a besoin des hommes di Jean Delannoy, Ordet di Carl Theodor Dreyer, Andrej Rublëv di Andrej Arsen’evic Tarkovskij e, ancora, Det sjunde inseglet di Ingmar Bergman? A molti sì, dicono qualcosa. E lo dicono, soprattutto in questi giorni, in Vaticano, dove, in perfetta coincidenza temporale con il rifiuto dato a Ron Howard di girare Angeli e demoni nelle chiese romane, partono alcune inedite iniziative che vogliono promuovere, a livello internazionale, lo sviluppo di nuovi linguaggi cinematografici tra giovani registi. Nuovi linguaggi che sappiano proporre una cinematografia aperta al Trascendente come sono state, appunto, quelle di Delannoy, Dreyer, Tarkovskij, Bergman, ma pure, tanto per stare in Italia, quelle di Ermanno Olmi e Pier Paolo Pasolini. Nuovi linguaggi marchiati dall’imprimatur della Santa Sede perché, se è vero che uno come Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno poteva permettersi di dire che ogni volta che andava al cinema tornava a casa un po’ più stupido, è anche vero quanto ha detto recentemente all’agenzia Fides monsignor Gianfranco Ravasi: «Bergman fa scavare in profondità come tanti grandi romanzi». Il cinema, insomma, come la letteratura, può dire qualcosa all’uomo. Dipende molto anche dall’oggetto: quale letteratura, quale cinema.
Dunque, Gianfranco Ravasi. È lui, da presidente del pontificio consiglio della cultura, il gran cerimoniere [come il nostro Valleluja Princeps] delle nuove iniziative cinematografiche del Vaticano. Iniziative che egli promuove assieme al Centro Superior de Produccìon Cinematografica “Filmar lo Inefable” (Cspc), alla New York Film Academy (Nyfa) e all’Ente dello Spettacolo. Iniziative che Ravasi ha presentato con queste parole: «Oggi - ha detto - dominano i generi mentre noi vogliamo provare ad avere ancora qualcosa di diverso», ovvero «una filmografia di alta qualità e tematicamente legata alle grandi questioni antropologiche». Insomma una filmatografia che si differenzi da quella attuale. Un concetto che Ravasi ha recentemente esposto anche sulle colonne dell’Osservatore Romano quando ha criticato Woody Allen dicendo: «Non è più lui; ora si limita a divertissement, fuochi d’artificio che lasciano il tempo che trovano» mentre occorrerebbe non «perdere di vista le domande fondamentali della vita».
[...] Si tratta, in sostanza, di provare a sperimentare nuovi linguaggi cinematografici elaborati a partire da una prospettiva antropologica aperta alla speranza e al senso, cercando di narrare con freschezza o in modo inedito la dimensione personale, spirituale, trascendente e storica dell’essere umano. In una parola, quanto inizia grazie al lavoro del pontificio consiglio della cultura altro non è che “il nuovo cinema vaticano”, cinema del Trascendente, dell’ineffabile, della qualità che si oppone alla superficialità.
[da Il Riformista, 18 giugno 2008]
Questo è un blog dedicato all'argomento, con alcuni spunti interessanti sulla cinematografia contemporanea [c'è anche Valleluja veste Prada].
«Quando un uomo è confuso o nevrotico, quando si comporta in modo infantile, si dice che forse è affetto da turbe psichiche, ma non lo sappiamo. Forse sta decidendo razionalmente che il suo modo normale di prendere decisioni non è adeguato alla situazione [...] Forse a volte quello che definiamo comportamento caratterizzato da turbe psichiche è del tutto razionale»
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Re: La seduta è aperta...
Henne Fa[ld]o ha scritto:Paese senza territorio, confini e governo, la Repubblica del CAG8 esiste ovunque vi siano almeno 6 dei suoi membri
Qual è la reale natura del CAG8? Un'utopia che si realizza? Un folle progetto in attesa di naufragare? Un ideale che non riusciremo mai a raggiungere? O il distopico regno di chi impone ad altri i propri gusti tramite il perverso strumento della democrazia?Ciascuna casa, ciascuna piccola cerchia di parenti e amici tende ad essere un'utopia in miniatura.
[da Lewis Mumford, Storia dell'utopia]
P.S. Forse è troppo legato al tema fantascienza già in programma, ma sarebbe interessante una serata-Utopia/Distopia (Brazil, Fahreneit 451, L'esercito delle 12 scimmie [per la gioia di Daniele], Blade runner...). Se lo credete opportuno, tenete presente questa accezione nel proporre film di fantascienza.
«Quando un uomo è confuso o nevrotico, quando si comporta in modo infantile, si dice che forse è affetto da turbe psichiche, ma non lo sappiamo. Forse sta decidendo razionalmente che il suo modo normale di prendere decisioni non è adeguato alla situazione [...] Forse a volte quello che definiamo comportamento caratterizzato da turbe psichiche è del tutto razionale»
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Re: La seduta è aperta...
ESpanò ha scritto:serata-Utopia/Distopia (Brazil, Fahreneit 451, L'esercito delle 12 scimmie [per la gioia di Daniele], Blade runner...). Se lo credete opportuno, tenete presente questa accezione nel proporre film di fantascienza.
wow sono tutti tra i miei film/libri (se ci avessi messo anche 1984), preferiti!!!
se non l'avessi visto già almeno 5 volte, avrei proposto L'esercito delle 12 scimmie... quando Bruce Willis incontra il cinema d'autore
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Re: La seduta è aperta...
...ecco perché questo proliferare incontrollato delle leggi cagottianeForse certe costanti dell'utopia si lasciano meglio delineare mediante coppie di concetti opposti. Ernst Bloch segue questa strada [...] fra i due poli Freiheit [Libertà] e Ordnung [Ordine], senza dubbio una coppia centrale di opposti. L'orientamento all'ordine, la smania di regole, perfino, di molte utopie è evidente.
[da Henrich Hudde, Genere letterario e spirito dell'utopia, in Utopia e distopia, a cura di A. Colombo, Edizioni Dedalo, Bari, 1987, p. 170]
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Quando la filosofia si occupa di cose serie...
Nel 2005 un austero professore emerito di Filosofia morale della Princeton University, Harry G. Frankfurt, ha pubblicato un libretto di 80 pagine in formato tascabile dal titolo quanto mai eloquente: On Bullshit, letteralmente (scusate se non uso eufemismi) «Sulla stronzata» (il volume è uscito in Italia per la Rizzoli con titolo lievemente modificato). Sì, perché le stronzate sono cose serie e degne della nostra attenzione.
Questo è l'inizio del primo capitolo:
Qui si sta parlando dell'arte di spararla grossa, di confondere le acque, di inquinare la cultura. Possiamo definire la stronzata, nella sua accezione più alta praticata per esempio dai politici, come né verità né menzogna. Centrale al concetto di «stronzata» è infatti l'indifferenza verso la verità. La persona sincera e il mentitore si trovano ai poli opposti dello stesso gioco, in quanto entrambi conoscono la verità. Il «bullshit artist» invece se ne infischia, gli sta a cuore solo farla franca con ciò che dice.
E qui sta per Frankfurt la micidiale pericolosità della «stronzata»: nel diffondere l'idea che tanto è impossibile sapere come stanno veramente le cose. Ne consegue che qualunque forma di argomentazione politica o analisi intellettuale è legittima, e vera, se è persuasiva. Si hanno numerosi segnali, oggi, che il consumatore sovente preferisce il bullshitting alle argomentazioni serie. Prova ne sono, da noi, i tuttologi televisivi e le veline in cattedra.
In un intervista al quotidiano Il Messagero, l'autore dichiara che l'aumento di bullshit oggi è dovuto al fatto che «un sacco di gente, per sua propensione o perché obbligata, discetta alla grande di argomenti di cui sa ben poco.»
Come si pone il CAG8 di fronte a questo serio problema? Non stiamo contribuendo in maniera massiccia a tale fenomeno?
Questo è l'inizio del primo capitolo:
Uno dei tratti salienti della nostra cultura è che è pervasa da una gran quantità di stronzate. Tutti lo sanno. Ognuno di noi contribuisce con la propria quota. Eppure tendiamo a dare questa situazione per scontata. La maggior parte delle persone si fida della propria capacità di riconoscere una stronzata, quando la sente, e quindi evitare di crederci. Ragion per cui il fenomeno non solleva gran preoccupazione, né è stato finora oggetto di un serio approfondimento.
Qui si sta parlando dell'arte di spararla grossa, di confondere le acque, di inquinare la cultura. Possiamo definire la stronzata, nella sua accezione più alta praticata per esempio dai politici, come né verità né menzogna. Centrale al concetto di «stronzata» è infatti l'indifferenza verso la verità. La persona sincera e il mentitore si trovano ai poli opposti dello stesso gioco, in quanto entrambi conoscono la verità. Il «bullshit artist» invece se ne infischia, gli sta a cuore solo farla franca con ciò che dice.
Ciò che di sé il bugiardo ci nasconde è che sta cercando di allontanarci da una corretta percezione della realtà, mentre quello che di sé ci nasconde chi racconta stronzate è che i valori di verità delle sue asserzioni non sono al centro del suo interesse.
E qui sta per Frankfurt la micidiale pericolosità della «stronzata»: nel diffondere l'idea che tanto è impossibile sapere come stanno veramente le cose. Ne consegue che qualunque forma di argomentazione politica o analisi intellettuale è legittima, e vera, se è persuasiva. Si hanno numerosi segnali, oggi, che il consumatore sovente preferisce il bullshitting alle argomentazioni serie. Prova ne sono, da noi, i tuttologi televisivi e le veline in cattedra.
Numerosi scettici e cinici riguardo all'importanza della verità […] si trovano tra gli autori da best seller o tra i vincitori dei maggiori premi, tra coloro che scrivono per i giornali più quotati, e pure tra rispettati storici, biografi, memorialisti, teorici della letteratura, scrittori ed anche tra i filosofi [...] Questi svergognati nemici del senso comune - i membri di un certo emblematico sottogruppo di loro si fanno chiamare "postmoderni" - in maniera ribelle e autosoddisfatta negano che la verità possegga una qualsiasi realtà oggettiva.
Michele Serra ha scritto:...le stronzate passano agevolmente ogni possibile esame di produttori e dirigenti (perché, appunto, sono stronzate, inoffensive e comode), mentre ogni minimo azzardo espressivo, ogni richiesta di alzare leggermente il tiro e migliorare il livello, vengono bollati di snobismo [intellettualoide?, ndr], di astrusità...
In un intervista al quotidiano Il Messagero, l'autore dichiara che l'aumento di bullshit oggi è dovuto al fatto che «un sacco di gente, per sua propensione o perché obbligata, discetta alla grande di argomenti di cui sa ben poco.»
Come esseri coscienti, esistiamo solo nella nostra relazione alle altre cose, e non possiamo in alcun modo conoscere noi stessi senza conoscere quelle. Per di più, non esiste nulla nella teoria, e di certo nulla nell’esperienza, a sostegno dello straordinario giudizio che la verità su se stessi sia la più semplice da conoscere. I fatti su noi stessi non sono particolarmente solidi e resistenti alla dissoluzione dello scetticismo. Le nostre nature sono, anzi, elusivamente inconsistenti – notoriamente meno stabili e meno dotate di una propria intrinseca realtà rispetto alle nature delle altre cose. E se questo è vero, la sincerità in sé è una stronzata.
Come si pone il CAG8 di fronte a questo serio problema? Non stiamo contribuendo in maniera massiccia a tale fenomeno?
«Quando un uomo è confuso o nevrotico, quando si comporta in modo infantile, si dice che forse è affetto da turbe psichiche, ma non lo sappiamo. Forse sta decidendo razionalmente che il suo modo normale di prendere decisioni non è adeguato alla situazione [...] Forse a volte quello che definiamo comportamento caratterizzato da turbe psichiche è del tutto razionale»
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L'utopia, la questione antropologica, i marciapiedi
Prologo
Una delle caratteristiche del genere utopico/distopico è che i cittadini di queste città perfette, o presunte tali, sembrano perfettamente a loro agio nelle rigide regole che il Benefattore, il Grande Fratello o qualunque Admin illuminato ha stabilito per loro (di solito, l'unico che si trova male è il protagonista, altrimenti il romanzo/film sarebbe molto noioso
). Questo è anche uno dei punti che gli utopisti più filosofi e meno romanzieri trattano più approfonditamente: come spiegare il fatto che questi utopiani accettano condizioni così particolari e sono perfino felici? Di solito la soluzione è l'EDUCAZIONE: dopo la (possibile) rivoluzione, in un paio di generazioni, il passato diventa lontano anni luce e i bambini cresciuti sotto il nuovo regime a proteine e canti patriottici (magari sottratti alle nefaste influenze delle famiglie di origine) diventano l'agognato uomo nuovo. (fine del prologo)
Atto Primo
Mi trovo a passeggiare per il corso nella città di B., è un tardo pomeriggio di inizio estate, il sole è già piuttosto basso ma fa ancora caldo. I marciapiedi sono puliti. Nessuna macchina è, non dico parcheggiata, ma neppure in sosta con le quattro freccie accese. L'aria è tersa ed il profumo del gelsomino si spande gradevolmente. I bambini comprano le patatine e gettano le cartacce negli appositi contenitori, i vecchi hanno smesso di sputare per terra.
Atto secondo
Mi sveglio nel mio letto, in un bagno di sudore.
Per fortuna era solo un incubo. Come potrei vivere a B., se questa fosse in Svizzera?
Epilogo
Se perfino quando ci sono i lavori di rifacimento dei marciapiedi i bagherersi riescono a posteggiare da entrambi i lati del corso nessuno stato, neanche totalitario, potrebbe educarli, nemmeno con l'ipnosi, le polizie segrete, il bastone e la carota, il riflesso condizionato pavloviano, o i sillogismi aristotelici.
W la libertà
Una delle caratteristiche del genere utopico/distopico è che i cittadini di queste città perfette, o presunte tali, sembrano perfettamente a loro agio nelle rigide regole che il Benefattore, il Grande Fratello o qualunque Admin illuminato ha stabilito per loro (di solito, l'unico che si trova male è il protagonista, altrimenti il romanzo/film sarebbe molto noioso
Atto Primo
Mi trovo a passeggiare per il corso nella città di B., è un tardo pomeriggio di inizio estate, il sole è già piuttosto basso ma fa ancora caldo. I marciapiedi sono puliti. Nessuna macchina è, non dico parcheggiata, ma neppure in sosta con le quattro freccie accese. L'aria è tersa ed il profumo del gelsomino si spande gradevolmente. I bambini comprano le patatine e gettano le cartacce negli appositi contenitori, i vecchi hanno smesso di sputare per terra.
Atto secondo
Mi sveglio nel mio letto, in un bagno di sudore.
Per fortuna era solo un incubo. Come potrei vivere a B., se questa fosse in Svizzera?Epilogo
Se perfino quando ci sono i lavori di rifacimento dei marciapiedi i bagherersi riescono a posteggiare da entrambi i lati del corso nessuno stato, neanche totalitario, potrebbe educarli, nemmeno con l'ipnosi, le polizie segrete, il bastone e la carota, il riflesso condizionato pavloviano, o i sillogismi aristotelici.
W la libertà«Quando un uomo è confuso o nevrotico, quando si comporta in modo infantile, si dice che forse è affetto da turbe psichiche, ma non lo sappiamo. Forse sta decidendo razionalmente che il suo modo normale di prendere decisioni non è adeguato alla situazione [...] Forse a volte quello che definiamo comportamento caratterizzato da turbe psichiche è del tutto razionale»
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Re: La seduta è aperta...
Quando la teologia incontra le metafore del CAG8
PS Mi rendo conto che questo topic lo uso solo io per postare discorsi di scarso interesse forumistico, ma ormai ci sono affezionato...
Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta ha scritto:"Quello della pace è il discorso teologico più robusto e più serio che oggi si possa fare, perchè affonda le sue radici nel cuore del mistero trinitario".
Se infatti pace è "convivialità delle differenze", dobbiamo concludere che "pace" è la definizione più vera del mistero principale della nostra fede, in cui contempliamo tre Persone uguali e distinte che siedono attorno al banchetto dell'unica natura divina.
Di qui, il nostro compito storico di saper stare insieme a tavola. Non basta mangiare: pace vuol dire mangiare con gli altri.
Noi, popolo messianico o crismale, dobbiamo essere i ministri di questo convito. I sacerdoti della comunione, che introducono nella sala del banchetto gli ospiti diversi, ne favoriscono il dialogo e, una volta finito il servizio, seggono anch'essi a Mensa a conversare con gli altri.
Che cosa ci manca: la convivialità o la differenza? Lo stare insieme o la genialità pastorale? L'essere solidali attorno a un progetto comune o la fantasia di quegli originali percorsi alternativi che nascono dall'amore? Consumiamo pasti prelibati ma chiusi nei nostri bunker, o mangiamo, seppure attorno a un'unica tavola, ogni giorno pietanze uniformi e senza sapore? Ci stringiamo a tavola perchè gli altri stiano più comodi? O ci infastidisce ogni arrivo fuori orario? Spezziamo il pane di grano della comunione e mesciamo il vino della letizia, o serviamo le "erbe amare" del tradimento, con l'aceto del disprezzo e la mirra dell'indifferenza?
[Dalla quarta di copertina del volume Convivialità delle differenze. Omelie crismali, La Meridiana, 2006]
PS Mi rendo conto che questo topic lo uso solo io per postare discorsi di scarso interesse forumistico, ma ormai ci sono affezionato...
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Ultima modifica di ESpanò il Mar 08 Lug 2008, 11:45, modificato 2 volte
Re: La seduta è aperta...
io li leggo! però mi trovo spiazzata nel commentare
....
PS bellina quella sulla città....molto città invisibile:D
PS bellina quella sulla città....molto città invisibile:D
"Perchè l'importate" mi disse "è che tu sappia la verità. Finchè non la sai, finchè non la capisci
veramente, puoi soltanto afferrarne qualche straccio, o brandello, e non senza un aiuto
dall'esterno... Ma ricordati" disse "che l'essere ignota non impedisce alla verità d'esser vera."
veramente, puoi soltanto afferrarne qualche straccio, o brandello, e non senza un aiuto
dall'esterno... Ma ricordati" disse "che l'essere ignota non impedisce alla verità d'esser vera."

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Re: La seduta è aperta...
Ardenah ha scritto:Ardenah ha scritto:Ardenah ha scritto:Ardenah ha scritto:ma esiste una città utopica... "Castello dell'accia"
...a proposito di stronzate!! "Castello dell'accia" non esiste!!!
Riflettiamo... rispondere alle stronzate, è una stronzata? E' possibile partendo da una stronzata ricavare qualcosa di utile? Se si, allora si potrebbe ottenere del buono dalle stronzate e quindi un mondo di stronzate porterebbe ad una realtà migliore?
{1 Vero, 0 Altrimenti}

Domanda: Come faccio a conquistare il mondo?
Risposta: Rispettando la fila
http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070520041356AARv3O4
Nella condizione umana c'è una verità: che tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che mentono. Ora, quando ho detto "niente psicofarmaci", solo per curiosità, che cosa credevi che intendessi?
Risposta: Rispettando la fila
http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070520041356AARv3O4
Nella condizione umana c'è una verità: che tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che mentono. Ora, quando ho detto "niente psicofarmaci", solo per curiosità, che cosa credevi che intendessi?
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